Fine… (un po’ amara)

2 commenti, ott 12, 2009

Niente da fare, Fabio ha dovuto rinunciare all’arrivo simbolico alle Piramidi, con la sua moto, perché questa mattina ha riprovato a farla partire, e il cambio è completamente bloccato. Così ha dovuto spedirla direttamente al Cairo sul camion, senza nemmeno il brivido di vederla all’arco di arrivo.

A dire il vero qualche brivido Stragliotto oggi lo ha provato, visto che ha fatto la tappa, ovviamente fuori gara, con l’Aprilia di un concorrente ritiratosi, e si è divertito anche parecchio: “Una moto con un motore strepitoso, meno male che, conoscendomi, sono venuto via stamattina con le scarpe normali, perché se avessi avuto gli stivali mi sarei fatto di sicuro tirare ad andare molto più veloce. Bello comunque, una sensazione fantastica arrivare al Cairo”.
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Poi però un po’ di malumore lo ha rivelato – ed è comprensibile – dopo che una decina di concorrenti è passata sul podio di arrivo alle Piramidi: “Eh sì che mi rode, e mi rode tanto accidenti, perché la moto c’era, avevamo superato le tappe più dure, arrivando alla fase della gara che era più adatta a me, e si è andato a spaccare il cambio”.
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A dispiacerlo non è ovviamente il podio, su cui ci sono il vincitore Cyril Despres, team Red Bull, il secondo classificato Luca Manca, team M&M, e il terzo, Jakub Przygonski, Orlen Team, e nemmeno gli altri quattro cinque concorrenti che seguono: “Ma dal decimo o anche prima, li posso prendere tutti con una moto a posto, figurati come mi dà fastidio non essere almeno all’arrivo!! Ho dovuto venire via dal palco, non ce la facevo a guardarli”.
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E adesso che succede? “Adesso torno a casa, mi riprendo un po’ dal dispiacere – anche per le persone che hanno creduto in me e che mi hanno aiutato – e poi ci penso. Intanto la moto la metto in un angolo, poi il primo giorno in cui sono dell’umore giusto apro il motore e lo guardo, perché se lo faccio in un giorno in cui non sono perfettamente allegro rischio di buttarlo fuori dalla finestra sto disgraziato!” (Il resto del discorso sul motore non lo ripeto ma non è difficile da immaginare…).
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Intanto che parla Stragliotto si calma, e qualche commento positivo lo fa: “Va beh comunque è un Rally bello, interessante, veloce, con tappe molto navigate, tanto fuori pista, divertimento assoluto. Aver fatto cinque tappe di fila è stato bello, e soprattutto averlo fatto senza farmi male, senza incidenti gravi”.
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Passerà un po’ di tempo, e poi Fabio inizierà a sentire l’attrazione di qualche nuova avventura, magari non qui in Egitto, che non gli porta molto bene, ma sicuramente fra le dune: “Beh se devo sognare, dico Dubai, un rally difficile, appassionante, impegnativo”.
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Aspettiamo notizie, intanto buona fortuna (perché è anche una questione di fortuna, e qui lui ne ha avuta ben poca…).
A domani con le ultime foto dal Cairo, con la premiazione dei vincitori e la serata di chiusura.
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Gara interrotta

Nessun commento, ott 10, 2009

Oggi la prova Speciale della sesta tappa è stata sospesa al CP5 (chilometro 287) a causa di un incidente stradale grave che ha coinvolto un pick up dell’assistenza dell’equipaggio El Syrgany-Besancon. Delle tre persone a bordo, una è deceduta poco dopo l’incidente e due sono ora in ospedale al Cairo in condizioni gravi di prognosi riservata. L’auto stava andando da Baharjia, dove i meccanici avevano lavorato tutta la notte, in direzione di Sitra, ed è uscita di strada – una linea molto danneggiata di asfalto e sabbia – a velocità molto elevata. L’incidente è avvenuto a poche centinaia di metri dal CP5, cosa che ha consentito di concentrare immediatamente tutti i mezzi di soccorso disponibili, compresi i due elicotteri medici, sul luogo.

Ho incontrato Fabio sulla strada poco dopo essere ripartiti dal luogo dell’incidente, e ovviamente i problemi con la moto e con la classifica sono passati in secondo piano.
Il Rally va comunque avanti, e quindi anche lui, che oggi non è partito perché ha la moto rotta (è arrivata sul camion scopa, alle tre di mattina), e la sola possibilità che aveva di trovare un motore da montare per fare l’ultima tappa è svanita: la moto da cui lo avrebbe preso, una Yamaha di un concorrente ritiratosi, è già stata spedita al Cairo. “Ma non è finita qui”, mi dice Fabio con un sorriso quando lo rincontro al bivacco dopo il briefing serale. Cosa si è inventato per partire? Semplice. Siccome la moto è rotta, ma la prima marcia entra, domani va alla partenza con la moto sul camion, si registra, e poi va alle Piramidi, sempre con la moto sul Camion: “Poi lì mi faccio il passaggio sulla passerella, come fanno tutti, perché io sotto le Piramidi ho detto che ci sarei arrivato, e ci arrivo!!”.

Visto? Anche se non gli si può nominare l’Egitto, qualcuno scommette già che il prossimo anno sarà di nuovo qui, e se la prima è andata male, le seconda così così, le terza sarà quella buona…

Ci aggiorniamo appena ci sono le immagini dalle Piramidi, incrociate le dita.

Problemi gravi…

4 commenti, ott 08, 2009

Prima di parlare di come è andata la giornata, appena intercetto Fabio al bivacco, gli chiedo di dirmi almeno due cose positive ed entusiasmanti di questo Pharaons 2009. Lo faccio perché sono stati giorni difficili, e sembra che tutto sia negativo, ma in realtà un raid è fatto anche di sofferenza, in mezzo alla quale non bisogna mai dimenticare di guardare ai lati belli. “Una cosa su tutte? I posti, i paesaggi incredibili, le dune di sabbia. Magnifico, strepitoso, vale la pena sopportare tutto per trovarsi qui”. Ok, me ne ha detta una sola di cosa bella, ma bisogna tener presente che oggi è la giornata peggiore di tutte per lui, e che domani non potrà partire per la tappa Sitra – Baharjia. Ha rotto la moto in mezzo alle dune, e se non trova un motore di ricambio, non potrà fare neanche l’ultima tappa, quella finale da Baharjia alle Piramidi.
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“La cosa che mi fa più arrabbiare è che aspettavo questa tappa da un bel po’, sulle dune sono forte, e lo so, è lì che faccio la differenza. E poi stavo anche bene oggi, non ero stanco, la febbre era passata”.
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Fabio ha lasciato il bivacco di Baharija stamattina alle 6 per raggiungere la partenza della Speciale, e si è messo in coda per partire. Nella prima parte della gara – paesaggi mozzafiato di sabbia, sole che sorge, cielo limpidissimo – va tutto bene. Supera un buon numero di piloti partiti prima di lui, ne aiuta anche uno piantato malamente fuori dalla pista, prosegue tranquillo. Al chbilometro 112 c’è il rifornimento e a seguire poco meno di cento chilometri di pista ondulata, scorrevole, che passa senza eccessive preoccupazioni: “Beh tranne che avevo già dei problemi al cambio, e che dopo non molto ho perso la seconda marcia, cosa che mi ha costretto ad arrivare sul tratto di dune – bellissimo – usando solo prima e terza, mica facile”.
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La buona notizia è che sulla cinquantina di chilometri di dune che lo aspettano, Fabio ne fa almeno una trenitna in relativa pace, godendosi il suo terreno preferito. Poi però arriva la mazzata. Mancano circa 10 chilometri alla fine delle dune e il motore cede. E’ il cambio, fuso, non c’è verso di fare nulla. Fabio lascia la moto, e sale su una macchina dei medici che arriva dopo un’ora e mezza.

Sono le dieci di sera e la moto, sul camion scopa, non è ancora arrivata al bivacco. Domani Fabio farà partenza e arrivo presentandosi a piedi, così da prendere la forfetaria per la giornata, e poi andrà a Baharjia, sperando di trovare un motore da un team amico, per tentare di montare tutto in tempo e partire almeno per l’ultima tappa.

Quando ho visto Fabio al bivacco questa sera appena sceso dall’auto di medici mi ha detto “Mai più l’Egitto, tutto finito, andiamo a casa”. Poi l’ho rivisto un’ora più tardi per chiacchierare con più calma, e stava già pensando a come riparare la moto per arrivare comunque sotto le piramidi alla fine dell’ultima tappa. È stanco e un po’ incazzato, ma intanto non molla ancora..

Mi spezzo ma non mi piego…

Nessun commento, ott 08, 2009

“Mamma che dura che è!”.. Appena riesco a intercettare Fabio nel bivacco mi guarda con gli occhi sbarrati e pronuncia queste parole. È stanco, distrutto, visibilmente provato dalla giornata, dai vari incidenti di percorso e soprattutto dalla forma fisica che non lo aiuta. “In realtà stasera mi sento un po’ meglio, ma oggi ho veramente sputato l’anima”.
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Ore 6.30, bivacco di Abu Mingar: oggi c’è la partenza in linea e tutti i concorrenti sono schierati nel sole che sorge. Stragliotto è lì, pronto e convinto nell’anima, ma meno nel fisico: “Non ero in forma per niente, ma non importa, sono andato come potevo. Ho deciso subito di non mettermi nella mischia”. Parte con calma, per i due giri sul circuito disegnato attorno al bivacco, su sabbia completamente piana, e non trova particolari problemi: “A parte che ho saltato un way point masqué e sono dovuto tornare indietro…”. Oltre questo piccolo inconveniente, il problema principale è che Fabio è senza forze, non riesce praticamente a mangiare da due giorni, è piuttosto debole per la febbre, e sta a fatica in sella: “Ho dovuto combattere chilometro dopo chilometro per tutta la prima Speciale, ma soprattutto ho sofferto nei cento chilometri di trasferimento da una speciale all’altra”.
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La tappa di oggi era divisa in due prove speciali e appunto un trasferimento, lungo, in cui Fabio ha sentito tutto il peso della giornata. Nella prima Speciale è già così stanco e provato che non riesce a stare in piedi sulla moto, non gli reggono le gambe per la febbre e l’influenza. E appena passato il CP di fine prova, andando verso la strada di trasferimento, sbaglia a leggere il road book e gira a destra invece che a sinistra: “Dopo tre, quattro chilometri mi sono accorto che qualcosa non andava, non stavo andando nella direzione giusta!” Così torna indietro, e riprende la strada, velocità costante, e qualche pensiero di troppo per la testa… “Il fatto è che finché sei in speciale resisti oltre il limite ma hai le mente occupata, mentre lì sull’asfalto ci pensi, e ti rode perché non stai bene e non riesci a fare quello che vorresti…”.
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Arrivato alla partenza della seconda speciale Fabio è in anticipo di 40 minuti sui suoi tempi di partenza, quindi si butta a dormire per una mezz’ora nell’attesa, cercando di recuperare un po’ di forze. Poi parte e dopo 50 – 60 chilometri vede il serbatoio dell’acqua che vibra, molto: “Avrei dato qualunque cosa per non fermarmi in quel momento, ma dopo un po’ ho dovuto..” Si è rotta la filettatura dei dadi che lo fissano, e Fabio deve lavorarci un po’ prima di poter ripartire.
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Torna in sella, cercando di dosare al massimo le forze, con le braccia, oltre che le gambe, che non gli tengono più, e pensa solo a una cosa: la fine della tappa. Quasi. Ancora un piccolo inconveniente, il parafango posteriore che balla e lo costringe a fermarsi di nuovo per mettere una vite provvisoria, e arriva al bivacco di Baharija.
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“Mi son buttato a dormire, poi ho messo mano alla moto e adesso che ho finito tutto mi sento meglio…”.
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Domani quinta tappa, da Baharija a Sitra. Siamo oltre metà gara, e Fabio l’ha passata, soffrendo ma senza perdere animo e tenacia. “Certo che no, son qui per riuscire a finire, anche con la febbre a 40!”

Giornata no… (ma non tutto è perduto)

3 commenti, ott 06, 2009

Oggi più o meno tutto quello che poteva andare storto, è andato stortissimo. L’unica nota positiva della giornata è che Fabio è arrivato in fondo alla prova incolume, ma per il resto, e non solo per quanto riguarda lui, la Speciale tra Dakhla e Abu Mingar è stata un concentrato di ostacoli e difficoltà.

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Ore 5.00: la Sveglia di Fabio suona e lui ha dormito poco o nulla, ed è raffreddato dalla testa ai piedi, con febbre e qualche brivido: “Una notte da incubo, non credo di essere riuscito a rillassarmi e riposarmi un momento”. Ciononostante, dopo la colazione si prepara per partire, incrociando le dita perché lo scarico che ha montato ieri funzioni a dovere. E invece…

Ore 6.51 (stessa ora di ieri), Fabio è alla partenza della Speciale: “Un dramma, un distastro, ma lo sapevo. La moto non va per niente. I primi 90 chilometri, tutti di sabbia, li ho fatti come una specie di passeggiata in campagna”. Un po’ frustrante, perché la Yamaha soffre e spinge ma non supera i 90 km/h. E’ vero, oggi però è stata una giornata difficile anche per gli altri piloti, con due incidenti piuttosto gravi nei primissimi chilometri di prova, che hanno richiesto l’intervento dell’elicottero, e un paio di altri lungo il resto del percorso, quindi Fabio si tiene l’influenza e ringrazia per la buona sorte.

Dopo un tratto di sabbia morbidissima in cui soffre molto perché fatica a superare anche i passaggi più semplici, arriva un pezzo di pietre, e Fabio prova ad andare un po’ di più, quando la forma fisica glielo permette: “Ogni tanto sentivo come se mi passasse la febbre, e allora davo gas e riprendevo qualche pilota, ma poi mi tornava il senso di confusione e rallentavo”.

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Più tardi Fabio saprà che i due piloti portati via in elicottero si sono fatti piuttosto male, e altri si sono fermati, ma intanto, durante la prova, si chiede come mai anche sa va così piano pochi piloti lo passino.

Al rifornimento di benzina, Fabio arriva piano ma senza grossi problemi, ma poco dopo si arrabbia, e molto, quando 500 metri dopo essere ripartito trova un duna cassée che non è segnalata sul road book: “Non è possibile, non l’hanno segnalata, a 500 metri da un punto rifornimento!! Io sono arivato, ho visto lo strapiombo e ho buttato giù la moto, ma devo ringraziare che andavo piano, perché se avessi avuto la moto come era ieri sarei arrivato a tutta velocità e mi sarei fatto un salto di quelli pericolosi davvero!!”.

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Per fortuna non succede nulla (anche se noi eravamo lì, e abbiamo visto tutti gli altri fare dei bei salti e capriole), e Fabio continua la prova, sempre a marcia ridotta suo malgrado: “A un certo punto mi sono rassegnato.. Io voglio finire tutto il Pharaons, quindi va bene anche così. Certo non sono contento, ma questa è la situazione, e bisogna accettarla”.

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Dopo l’episodio della duna malefica, Fabio si trova davanti 150 Km di sabbia, che fa in solitudine, fino a un altro episodio negativo, o meglio il più negativo della giornata. A poche centinaia di metri dal CP 5, con il sole che non fa vedere nulla, arriva un serie di dune basse ma molto insidiose: “Non più si sessanta centimetri, ma non si vedeva niente, e all’ultima duna prima del CP son volato e ho capottato la moto”. Lui non si è fatto nemmeno un graffio, e sta bene a parte il naso viola di raffreddore e gli occhi un po’ a mezz’asta di chi ha bisogno di un paio di aspirine e un letto comodo, ma la moto.. . “Non sta bene per niente… O almeno non stava bene. Ora l’ho sistemata, ho lavorato tutto il pomeriggio, perché nella caduta ho piegato la strumentazione e strappato il cavo di alimentazione GPS..”.

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In classifica il posto non è cambiato, sempre 16esimo, ma Fabio preferisce non guardare i numeri: “Non voglio sapere i tempi né nulla oggi, è ovvio che saranno pessimi”. L’importante è che domani la febbre sia passata, e che la gara continua, tra Abu Mingar e Baharija, con un tappa insolita: partenza in linea, tutti insieme, e prova speciale divisa in due parti: una parte Grand Prix su due giri, un trasferimento a Farafra e una seconda parte di Speciale fino a Baharija. Sperando che almeno la febbre sia passata…

Seconda tappa Baharija – Dakhla: una pietraia infinita…

1 commento, ott 05, 2009

“Mamma mia che tappa, non ho mai visto tante pietre in vita mia!! A un certo punto ho anche pensato di essere finito in Marocco, ma davvero…”. Fabio è arrivato al bivacco nel primo pomeriggio e gli trema anche il cervello dagli strattoni che ha preso: su 386 km di speciale, almeno 250 erano su pietraia, e il nostro pilota non ha proprio gradito, ma vediamo i passaggi fondamentali.

Ore 6.51: partenza, non lontano dal bivacco di Baharija, per la Speciale, e subito un paio di sorprese inaspettate: “L’inizio tappa è stato micidiale, non riuscivamo a trovare la pista, ce n’erano una valanga e i piloti che sono partiti prima di me hanno lasciato tre o quattro tracce diverse”.

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Nulla che scoraggi Stragliotto, che dopo qualche curva di esitazione trova la sua pista e mi passa davanti (sono appostata a 40 km dall’inizio tappa dalle 5 e 50 quindi non mi scappa, come da foto) tutto concentrato che nemmeno vede noi con i nostri teleobiettivi spianati: “No che non ho visto nessuno, ero sconvolto dalla quantità di pietre che già avevo superato, ma non avevo idea di quello che mi aspettava!”.

Fabio era convinto che una pietraia così, qui in Egitto, non potesse durare più di un 30, 40 chilometri, e invece sono 170, senza interruzione, un incubo! “Non è che avessi alcun problema, e nemmeno la moto, ma sei sempre in tensione, e devi fare attenzione a non spingere troppo per conservare la moto, quindi devo dire che non mi sono mica divertito tanto..”. Le pietre in realtà sono il suo pane, e se la gara durasse solo un giorno avrebbe spinto come un matto, ma qui l’obiettivo è finire e bene tutto il rally, quindi calma e sangue freddo.

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Dopo i durissimi 170 Km, correndo quasi sempre da solo, finalmente arriva il punto di rifornimento, dove Fabio fa carburante, guarda la moto, tutto va benissimo e per fortuna lo aspetta una sospresa positiva: “Sono ripartito, e ho trovato 100 chilometri di austrostrada di sabbia, una meraviglia. Mi hanno passato in due, che andavano molto più forte di me, ma poi per tutti c’è stata un’altra parte non facile”. Dopo la sabbia infatti sono tornate le pietre, con un altro lungo tratto di salti e balletti: “Era una vecchia pista della Dakar, noi l’abbiamo fatta in discesa, tutta pietre e fes fes, mica tanto divertente!». Per finire in bellezza, gli ultimi 10 chilometri della Speciale di oggi erano su una sorta mulattiera in discesa fra massi enormi, spettacolare: «Sembrava di essere sulla luna, ma avrei fatto a meno di vederlo!! Che fatica!”.

Ora veniamo al dopo tappa, perché Fabio è contento ma non del tutto. Il morale è così così, perché oggi la moto è andata bene, ma al rientro al bivacco c’è qualche problema di rottura dello scarico e del passacatena: “Non so ancora come andrà la moto domani, vedremo, ma ci sarà da tenere duro”.

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Cairo – Baharija: immagini della prima tappa

Nessun commento, ott 05, 2009

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Rally dei Faraoni 2009: le prime immagini

Nessun commento, ott 05, 2009

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