Mi spezzo ma non mi piego…

ott 08, 2009 - Tappa 4: Abu Mingar-Baharija - Km 431.
Autore admin

“Mamma che dura che è!”.. Appena riesco a intercettare Fabio nel bivacco mi guarda con gli occhi sbarrati e pronuncia queste parole. È stanco, distrutto, visibilmente provato dalla giornata, dai vari incidenti di percorso e soprattutto dalla forma fisica che non lo aiuta. “In realtà stasera mi sento un po’ meglio, ma oggi ho veramente sputato l’anima”.
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Ore 6.30, bivacco di Abu Mingar: oggi c’è la partenza in linea e tutti i concorrenti sono schierati nel sole che sorge. Stragliotto è lì, pronto e convinto nell’anima, ma meno nel fisico: “Non ero in forma per niente, ma non importa, sono andato come potevo. Ho deciso subito di non mettermi nella mischia”. Parte con calma, per i due giri sul circuito disegnato attorno al bivacco, su sabbia completamente piana, e non trova particolari problemi: “A parte che ho saltato un way point masqué e sono dovuto tornare indietro…”. Oltre questo piccolo inconveniente, il problema principale è che Fabio è senza forze, non riesce praticamente a mangiare da due giorni, è piuttosto debole per la febbre, e sta a fatica in sella: “Ho dovuto combattere chilometro dopo chilometro per tutta la prima Speciale, ma soprattutto ho sofferto nei cento chilometri di trasferimento da una speciale all’altra”.
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La tappa di oggi era divisa in due prove speciali e appunto un trasferimento, lungo, in cui Fabio ha sentito tutto il peso della giornata. Nella prima Speciale è già così stanco e provato che non riesce a stare in piedi sulla moto, non gli reggono le gambe per la febbre e l’influenza. E appena passato il CP di fine prova, andando verso la strada di trasferimento, sbaglia a leggere il road book e gira a destra invece che a sinistra: “Dopo tre, quattro chilometri mi sono accorto che qualcosa non andava, non stavo andando nella direzione giusta!” Così torna indietro, e riprende la strada, velocità costante, e qualche pensiero di troppo per la testa… “Il fatto è che finché sei in speciale resisti oltre il limite ma hai le mente occupata, mentre lì sull’asfalto ci pensi, e ti rode perché non stai bene e non riesci a fare quello che vorresti…”.
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Arrivato alla partenza della seconda speciale Fabio è in anticipo di 40 minuti sui suoi tempi di partenza, quindi si butta a dormire per una mezz’ora nell’attesa, cercando di recuperare un po’ di forze. Poi parte e dopo 50 – 60 chilometri vede il serbatoio dell’acqua che vibra, molto: “Avrei dato qualunque cosa per non fermarmi in quel momento, ma dopo un po’ ho dovuto..” Si è rotta la filettatura dei dadi che lo fissano, e Fabio deve lavorarci un po’ prima di poter ripartire.
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Torna in sella, cercando di dosare al massimo le forze, con le braccia, oltre che le gambe, che non gli tengono più, e pensa solo a una cosa: la fine della tappa. Quasi. Ancora un piccolo inconveniente, il parafango posteriore che balla e lo costringe a fermarsi di nuovo per mettere una vite provvisoria, e arriva al bivacco di Baharija.
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“Mi son buttato a dormire, poi ho messo mano alla moto e adesso che ho finito tutto mi sento meglio…”.
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Domani quinta tappa, da Baharija a Sitra. Siamo oltre metà gara, e Fabio l’ha passata, soffrendo ma senza perdere animo e tenacia. “Certo che no, son qui per riuscire a finire, anche con la febbre a 40!”

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